Cerchiaggio cervicale in gravidanza - quando serve e rischi

Illustrazione del travaglio: cervice non dilatata, dilatata di 1 cm e completamente dilatata (10 cm). Il cerchiaggio cervicale è una procedura per sostenere una cervice debole.

Scritto da

Valentina Costantini

Pubblicato il

18 ago 2026

Indice

Quando il collo dell’utero tende ad accorciarsi o ad aprirsi troppo presto, la gravidanza può diventare più fragile, soprattutto nel secondo trimestre. Il cerchiaggio cervicale è una sutura temporanea che serve a sostenere la cervice e a ridurre, in casi selezionati, il rischio di aborto tardivo o parto pretermine. Qui chiarisco quando viene proposto, come si svolge, quali sono i rischi, cosa aspettarsi dopo l’intervento e quando contattare subito il medico.

La sutura può aiutare a prolungare la gravidanza quando la cervice è a rischio

  • Scopo: mantenere chiuso il collo dell’utero e ritardare un’apertura prematura.
  • Periodo più frequente: tra la 12ª e la 24ª settimana, secondo la storia clinica e l’ecografia.
  • Indicazione: non basta sempre una cervice corta; contano anche precedenti aborti tardivi o parti pretermine.
  • Rimozione: di solito intorno alla 36ª-37ª settimana, oppure prima se iniziano travaglio, infezione o rottura delle membrane.
  • Limite: non garantisce l’arrivo a termine e non sostituisce i controlli ostetrici.

A cosa serve e quando viene proposto

La cervice, cioè la parte inferiore dell’utero che comunica con la vagina, durante una gravidanza normale rimane lunga e chiusa. In alcune donne può invece accorciarsi o dilatarsi senza contrazioni dolorose. Questa situazione viene spesso chiamata insufficienza cervicale, anche se non è una diagnosi sempre semplice e identica per tutte.

Il medico può prendere in considerazione l’intervento in tre situazioni principali. La prima è una storia ostetrica molto suggestiva, per esempio uno o più aborti del secondo trimestre dovuti ad apertura indolore della cervice o precedenti parti pretermine. La seconda è il riscontro ecografico di una cervice molto corta, soprattutto prima delle 24 settimane e in presenza di altri fattori di rischio.

La terza situazione è la dilatazione già visibile durante una visita nel secondo trimestre. Si parla allora di cerchiaggio d’emergenza o di salvataggio, una scelta delicata che può essere valutata solo se non ci sono travaglio attivo, infezione, sanguinamento importante o rottura delle membrane.

Una misura inferiore a 25 millimetri può essere considerata un segnale di cervice corta, ma non significa automaticamente che serva una sutura. Nelle gravidanze singole senza precedenti rilevanti, il ginecologo può preferire sorveglianza ecografica e progesterone vaginale. Le indicazioni SIGO sottolineano infatti che la decisione va personalizzata e che la prosecuzione del progesterone può essere raccomandata in alcune donne già sottoposte alla procedura.

Come si svolge l’intervento

La tecnica più utilizzata è quella transvaginale. Il ginecologo raggiunge la cervice attraverso la vagina e posiziona un filo resistente attorno al collo dell’utero, stringendolo quanto basta per sostenerlo. Il materiale è generalmente non riassorbibile e viene rimosso prima del parto.

L’intervento si esegue in ospedale, spesso con anestesia spinale o regionale. Prima della procedura vengono valutati ecografia, condizioni della cervice, eventuali contrazioni e segni di infezione. Dopo l’intervento può essere effettuato un controllo ecografico e la paziente resta in osservazione secondo le indicazioni della struttura.

Esistono diverse tecniche chirurgiche, tra cui la McDonald e la Shirodkar. La differenza riguarda soprattutto il punto e il modo in cui viene posizionata la sutura, non una scelta che la paziente possa fare autonomamente. A mio avviso, la domanda più utile da rivolgere allo specialista non è tanto il nome della tecnica, quanto perché quella soluzione sia adatta alla propria storia.

Le diverse indicazioni richiedono decisioni diverse

Situazione Quando può essere valutata Cosa significa in pratica
Storia ostetrica ad alto rischio Di solito tra 12ª e 14ª settimana La procedura viene programmata sulla base di precedenti aborti tardivi o parti pretermine.
Cervice corta all’ecografia In genere prima di 24 settimane La misura va interpretata insieme alla storia clinica e al numero di gravidanze.
Dilatazione già presente Nel secondo trimestre, in casi selezionati È una procedura urgente, possibile solo dopo aver escluso condizioni che rendono l’intervento rischioso.
Cerchiaggio transaddominale Prima della gravidanza o all’inizio della gestazione Può essere preso in considerazione quando la via vaginale non è possibile o non ha funzionato.

La via transaddominale è meno comune e prevede il posizionamento della sutura attraverso l’addome, con chirurgia tradizionale o laparoscopica. Il filo può rimanere in sede fino alla gravidanza successiva, ma in genere comporta la necessità di un parto cesareo. Nelle gravidanze gemellari, invece, la procedura non viene proposta automaticamente e richiede una valutazione specialistica ancora più prudente.

Le raccomandazioni del RCOG ricordano che il beneficio è maggiore quando la donna è realmente a rischio, mentre un intervento fatto senza un’indicazione chiara espone comunque a procedura, anestesia e possibili complicazioni. La mia valutazione pratica è semplice: una cervice corta va seguita con attenzione, ma non va trasformata da sola in una diagnosi d’insufficienza cervicale.

Cosa aspettarsi dopo il cerchiaggio

Nelle ore o nei giorni successivi possono comparire lievi crampi, senso di pressione pelvica o piccole perdite rosate. La durata dell’osservazione e l’eventuale terapia dipendono dalla settimana di gravidanza, dal motivo dell’intervento e dall’esito della procedura.

Non esiste un recupero uguale per tutte. Il ginecologo può consigliare di evitare per un periodo rapporti sessuali, sforzi intensi, sollevamento di pesi o attività fisica ad alto impatto. Il riposo assoluto prolungato, però, non è una conseguenza automatica del cerchiaggio e non dovrebbe essere iniziato di propria iniziativa.

Anche dopo la sutura servono controlli regolari. Il filo non impedisce necessariamente contrazioni, infezioni o altri problemi della gravidanza, quindi non bisogna interpretarlo come una protezione totale. In base al caso possono essere prescritti progesterone, analgesici o altri farmaci, ma antibiotici e terapie aggiuntive non sono identici per tutte.

In Italia, quando la procedura è indicata durante la gravidanza, il percorso attraverso il Servizio sanitario nazionale dipende dalla prescrizione, dal ricovero e dalla Regione. Non esiste un prezzo privato nazionale unico: prima di prenotare è meglio chiedere alla struttura il preventivo completo, compresi anestesia, esami e osservazione post-operatoria.

Rischi, limiti e segnali da non ignorare

Il cerchiaggio è generalmente considerato una procedura a basso rischio, ma resta un intervento chirurgico. Le complicazioni possibili includono infezione delle membrane o dell’utero, sanguinamento, lesioni della cervice, contrazioni e rottura prematura delle membrane. Alcuni eventi possono dipendere anche dal problema ostetrico che ha reso necessario l’intervento, non soltanto dalla sutura.

La procedura può non essere indicata se sono presenti infezione intrauterina, travaglio attivo, sanguinamento significativo, rottura delle membrane o condizioni fetali incompatibili con la prosecuzione della gravidanza. Nei casi urgenti, il rapporto tra possibile beneficio e rischio deve essere discusso rapidamente con l’équipe ostetrica.

Dopo l’intervento bisogna rivolgersi subito al reparto o al pronto soccorso ostetrico in caso di febbre di 38 °C o più, perdite di liquido, sangue rosso abbondante, dolore regolare e crescente, contrazioni, cattivo odore delle perdite o forte pressione verso il basso. Se iniziano travaglio o rottura delle membrane, la sutura vaginale viene normalmente rimossa per evitare che danneggi la cervice.

La rimozione programmata avviene di solito tra la 36ª e la 37ª settimana. Se il travaglio non parte subito, questo non significa che il parto sia imminente: alcune donne arrivano spontaneamente oltre quella data. Con una sutura transaddominale, invece, la gestione del parto è diversa e viene concordata in anticipo.

Le informazioni da portare alla visita fanno la differenza

Prima di decidere, preparerei un breve riepilogo con settimane e cause di eventuali aborti o parti pretermine, referti ecografici, interventi precedenti sulla cervice come conizzazione o LEEP, allergie e terapie in corso. Sono dettagli che aiutano lo specialista a distinguere una situazione da monitorare da una vera indicazione chirurgica.

  • Chiedere quale sia il motivo preciso della proposta.
  • Domandare se esistono alternative, come controlli ecografici ravvicinati o progesterone.
  • Farsi spiegare quando sarà rimosso il filo e come comportarsi se iniziano contrazioni.
  • Verificare quali attività, rapporti sessuali e spostamenti siano consentiti.
  • Conservare il numero del reparto per eventuali sintomi fuori orario.

La sutura può offrire un sostegno importante quando l’indicazione è corretta, ma il risultato dipende da molti fattori, tra cui epoca gestazionale, condizioni delle membrane, presenza di infezioni e storia della gravidanza. La scelta più sicura nasce da un confronto chiaro con il ginecologo, senza sottovalutare i segnali d’allarme e senza vivere ogni misura ecografica come una sentenza.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

Può essere valutato soprattutto prima della 24ª settimana, ma una misura inferiore a 25 millimetri non rende la sutura automatica. Il ginecologo considera anche precedenti aborti tardivi o parti pretermine e può scegliere sorveglianza ecografica e progesterone vaginale.

Il ginecologo inserisce attraverso la vagina un filo resistente attorno alla cervice per mantenerla chiusa. La procedura si esegue in ospedale, spesso con anestesia spinale o regionale; tra le tecniche utilizzate ci sono McDonald e Shirodkar.

Dopo l’intervento possono comparire lievi crampi, pressione pelvica o piccole perdite rosate. Il medico può consigliare temporaneamente di evitare rapporti sessuali, sforzi intensi, pesi o attività ad alto impatto, mentre il riposo assoluto non è automatico. La rimozione avviene di solito tra la 36ª e la 37ª settimana.

Bisogna rivolgersi subito al reparto o al pronto soccorso ostetrico in caso di febbre di almeno 38 °C, perdita di liquido, sangue rosso abbondante, dolore o contrazioni regolari e crescenti, cattivo odore delle perdite o forte pressione verso il basso. Se iniziano travaglio o rottura delle membrane, la sutura vaginale viene normalmente rimossa.

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Valentina Costantini

Valentina Costantini

Mi chiamo Valentina Costantini e da 15 anni mi dedico con entusiasmo a esplorare e condividere il mondo della moda, dei viaggi e del lifestyle pensati per le famiglie. La mia passione è nata dal desiderio di creare contenuti che non solo informino, ma che siano anche una guida pratica e ispiratrice per genitori che, come me, cercano soluzioni e idee per vivere al meglio ogni momento, dal guardaroba dei più piccoli alle avventure in famiglia. Mi impegno a selezionare con cura le informazioni, a confrontare le tendenze e a rendere accessibili anche gli argomenti più complessi, con l'obiettivo di offrire sempre spunti utili, accurati e aggiornati per accompagnarvi nelle vostre scelte quotidiane.

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